Per la prima volta in Francia, uno studio quantifica i pro e i contro del biologico in materia di ambiente, salute e impatto sociale. Il risultato? I vantaggi dell’agricoltura biologica sono confermati.

environmental-benefitLa tabella di sintesi del rapporto è chiara: la maggior parte delle caselle è di color verde scuro, che indica gli effetti positivi dell’agricoltura biologica.  Sono confermati nel campo della creazione d’occupazione, del minor inquinamento delle acque da nitrati e pesticidi, dal consumo di energia per ettaro più basso, del minore impatto sulla biodiversità, dell’assenza di malattie legate ai pesticidi, dal suo orientamento alla stabulazione , che promuove il benessere degli animali.
Non si tratta di argomentazioni nuove, ma il rapporto è per ora unico nel suo genere: è la prima volta che si è provato a quantificare con precisione i benefici, per renderli  visibili sia al consumatore che al  decisore politico.
Commissionato dal ministro dell’Agricoltura, Stéphane Le Foll, c’è voluto un po’ più di un anno perché l’Itab (Istituto Tecnico per l’Agricoltura Biologica) presentasse il rapporto Quantifier et chiffrer économiquement les externalités de l’agriculture biologique .

I curatori Natacha Sautereau  (economista agraria dell’ITAB) e  Marc Benoît (economista agrario dell’INRA, Département Sciences sociales, agriculture et alimentation, espace et environnement) hanno preso in considerazione sia gli impatti positivi dell’agricoltura biologica per la società e i suoi effetti negativi, confrontandoli con quelli dell’agricoltura convenzionale.

Per la valutazione hanno raccolto una bibliografia di 280 riferimenti scientifici e completato l’analisi attraverso la consultazione di una ventina di ricercatori. “Questo studio tocca una varietà di settori, che vanno dalla microbiologia del suolo all’epidemiologia attraverso l’economia, richiedendo il coinvolgimento di diverse competenze”, dice Natacha Sautereau.

“Le esternalità sono stati raggruppate in tre categorie: ambiente, salute e prestazioni sociali.

Per ogni macroaspetto, il primo passo è stato  la raccolta di dati completi: quanti animali sono sensibili ai pesticidi? Quali malattie sono legate all’esposizione dei pesticidenvironmental-benefits-2i? Quanti posti di lavoro supplementari crea la produzione biologica? Poi, per ogni soggetto, gli autori hanno cercato studi per determinare dati economici difficili: che valore dare alla vita di un uccello, al servizio d’impollinazione delle api, alla non emissione di gas a effetto serra o a un terreno sano?
Un esempio è quello dell’acqua, su cui i ricercatori hanno potuto facilmente trovare molti studi. I dati raccolti nella sintesi del rapporto parlano da soli: “La Francia ha una contaminazione da pesticidi dei corpi idrici generalizzata […] rilevata nel 90% dei punti di captazione, così come da azoto, presente come nitrato […] nell’83% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali. Inoltre “questo inquinamento agricolo è aumentato in quasi tutte le regioni”.

Quasi la metà delle fonti d’acqua potabile non può essere destinato al consumo. L’inquinamento delle acque da nitrati e pesticidi comporta in Francia costi aggiuntivi valutati tra 940 e 1.490 milioni all’anno. Gli autori possono così calcolare che la società “risparmia” da 20 a 46 euro all’anno per ogni ettaro di grandi colture biologiche.
Altre cifre sono quelle legate alla perdita di biodiversità a causa, tra gli altri motivi, dei pesticidi, della contaminazione delle acque o della distruzione di certi ambienti naturali. Con il metodo biologico si riduce la mortalità di uccelli e pesci, evitando alla società un costo di 43-78 euro per ettaro ogni anno. Per quanto riguarda l’impollinazione, il vantaggio di un’agricoltura che limita il declino degli impollinatori è determinato sulla base del costo di un alveare per la stagione (300 euro per ettaro per i frutteti, la cui produzione è interamente dipendente dalle api).

parkinson2La seconda parte del rapporto si occupa di impatto sulla salute. Solo per i tumori che possono essere attribuiti ai pesticidi (anche se un collegamento con i pesticidi è provato per altre malattie, come il Parkinson, al punto che è riconosciuto malattia professionale per gli agricoltori), la stima più bassa è di 52 EUR per ettaro all’anno, la più alta di 262 euro. “Nel campo della salute i valori sono i più alti, ma le incertezze sono maggiori, quindi abbiamo faticato a determinare risultati quantitativi”, spiega Natacha Sautereau.
Per alcuni soggetti, i ricercatori non sono stati quindi in grado di quantificare gli effetti, ma solo di accertare un minore impatto dell’agricoltura biologica rispetto a quella convenzionale. È il caso degli antibiotici, utilizzati in misura significativamente inferiore, contribuendo così a limitare lo sviluppo della resistenza ai farmaci.

Per quanto riguarda l’effetto benefico di alimenti biologici sulla salute, “il dibattito […] si ripete”, dice il documento. L’unico studio in Francia su un gran numero di consumatori biologici è ancora in corso. I primi risultati “dimostrano che i consumatori di prodotti biologici presentano meno problemi di malattie associate a sovrappeso e obesità” (ma “di solito hanno uno stile di vita più sano”).

Ridotto il rischio di allergie: gli additivi autorizzati in biologico sono 47 contro oltre 300 nel convenzionale.
L’impatto sociale della creazione di posti di lavoro in biologico è quello più facilmente quantificabile. Tre anni dopo la conversione, nella maggior parte delle aziende biologiche aumenta il carico di lavoro. Il rapporto valuta i guadagni in termini di occupazione tra i 10 e i 18 EUR per ettaro ogni anno.
Il rapporto evidenzia anche il  ruolo del biologico nel rafforzare i legami sociali (mantenimento di aziende agricole familiari, filiere corte) nei territori, così come  il miglioramento del benessere degli animali e la limitazione delle mutilazioni.
In tutto il rapporto, si segnala un unico impatto davvero negativo: la minor resa biologica potrebbe costringere ad aumentare la superficie coltivata.
“Questo approccio ai dati economici può essere criticato” riconosce Nathalie Sautereau. In effetti, come dare un valore economico alla vita umana, al benessere degli animali e alla conservazione della biodiversità?

E come confrontare il valore di un’ape rispetto a quello dell’acqua non inquinata?”.

Gli autori non nascondono i limiti del lavoro, anche a causa della mancanza di dati o della diversità dei sistemi di allevamento, che non sempre rendono comparabili i sistemi biologici e convenzionali.
Il rapporto è quindi prima di tutto uno strumento di decisione politica. “Sulla base del nostro lavoro possiamo sostenere che il sostegno finanziario all’agricoltura biologica è largamente giustificato”, ha dichiarato Marc Benoit.

Partecipando alla presentazione del rapporto, Luc Maurer, consigliere del ministro dell’Agricoltura con delega al biologico, ha dichiarato: “Con questo rapporto, il ministro intende fare due cose: un migliore riconoscimento della necessità di sviluppare l’agricoltura biologica nel quadro della futura politica agricola nell’UE, che partirà nel 2020 ed è in fase di preparazione  e individuare le priorità per la ricerca in agricoltura biologica”.
Il documento apre così la strada per migliorare il sostegno pubblico all’agricoltura biologica. Il rapporto sottolinea che i consumatori son disposti a pagare un po’ di più per i prodotti biologici, che ricevono così “una remunerazione da parte del mercato”, che però “non raggiunge un livello soddisfacente di finanziamento dei servizi a carattere pubblico”. Un supporto pubblico meglio organizzato potrebbe aiutare, alla fine, anche ad abbassare i prezzi e migliorare l’accesso di tutti ai prodotti biologici.

Tra gli strumenti ipotizzati: imposte sugli input inquinanti (pesticidi e fertilizzanti) o remunerazione degli agricoltori legata ai servizi ambientali delle loro aziende.