Una “complessa” frode sul biologico

Dato che il nostro lavoro non è quello di arrivare per primi a mettere un like, né di dispensar giudizi o di strapparsi i capelli, prima di commentare l’articolo Falso biologico: operazioni e sequestri dei carabinieri in tutta Italia (con l’ormai scontata aggiunta “Coldiretti: A rischio sei consumatori su dieci”) ci siamo dati per qualche giorno a un po’ di sano fact checking.

Non fosse altro perché non sono nuovi -purtroppo- comunicati mirabolanti smentiti qualche giorno dopo, non sarebbe male che a tale pratica si dessero, in primis i giornalisti che rilanciano comunicati a vanvera, in secundis chi ha lo sdegno facile e la pulsione a informarne il mondo.

Tanto per dire: nell’agosto scorso un comunicato dell’Arma informava di un’operazione che a Palermo aveva condotto al sequestro di 2.500 chili di legumi secchi biologici privi di elementi di tracciabilità a opera dei Carabinieri della Compagnia di San Lorenzo coadiuvati dai militari Forestali del Centro Anticrimine di Palermo.

Titoloni sui giornali, fibrillazione, ordini sospesi dall’estero, pretese ultimative di chiarimenti da parte degli acquirenti (che, come noi, tengono sotto controllo la stampa estera), fino al comunicato che rettificava: non di 2,5 tonnellate si trattava, ma di 2,5 kg di diversi tipi di legumi secchi (arrischiamo: un pacchetto da 500 g cadauno di ceci, lenticchie, cannellini, borlotti e bianchi di Spagna?) esposti in vendita da un salumiere panormita, oggettivamente un risultato un po’ scarso per un’operazione congiunta di due Corpi di polizia (speriamo senza lampeggianti nè sirene spiegate a beneficio dei teleoperatori), un po’ poco per imbastirci un comunicato stampa.

In relazione alle 15,5 tonnellate complessive proposte dai titoli di numerose testate come fraudolente, abbiamo potuto accertare che in due negozi di Carpi e Forlì i carabinieri hanno contestato la vendita di complessive ventidue (diconsi ventidue) vaschette tra baccalà mantecato e sardine marinate. L’efferato crimine sta nell’aver etichettato il prodotto come ”baccalà mantecato biologico” anziché “baccalà mantecato” più il claim “con olio di semi di girasole biologico” e di aver adottato la marca “Mare Bio” per le sardine marinate, la cui denominazione e il cui elenco ingredienti erano peraltro del tutto a norma: sardine, olio di semi di girasole bio, olio extravergine bio, aceto di vino bio, sale.

L’articolo 23 del reg.834/2007 che disciplina l’uso di termini che si riferiscono al biologico in prodotti il cui principale ingrediente sia un prodotto della pesca, stabilisce che vi si possa ricorrere nell’elenco degli ingredienti e anche in un claim nello stesso campo visivo della denominazione, ma non nella denominazione né nella marca commerciale.

Si tratta quindi senza dubbio di due non conformità, ma del tutto formali e la regolarità della ricetta è fuori discussione: tutti gli ingredienti agricoli erano biologici e i prodotti erano regolarmente certificati.

In un punto vendita di Napoli sono stati poi sequestrati circa 100 kg di ortofrutta perché le etichette sulle sette cassette sette non presentavano tutte le indicazioni richieste dalla norma. Va qui ricordato che per l’art.31 del reg.889/2008, le informazioni su nome e indirizzo del produttore e le indicazioni sul metodo biologico, possono figurare anche solo nei documenti di accompagnamento. La contestazione è quindi probabilmente destinata a rientrare, una volta che si sia fatta presente la questione.

In un negozio di Caserta sono stati sequestrati 16 kg in tutto di prosciutto cotto, salumi vari e formaggi (a spanne, sui tre chili a trancio), anche in questo caso per mancanza di tracciabilità; ancora, i riferimenti di legge erano presenti nei documenti di accompagnamento, solo che, a differenza che nel caso dell’ortofrutta, trattandosi di prodotti non appena consegnati, non erano più presso il negozio, ma presso il separato ufficio amministrativo. La tracciabilità poteva venir immediatamente verificata al costo di una semplice telefonata urbana.

In tutti questi casi (120 kg di merce in tutto) non si tratta affatto di “falso bio”, al più di una gestione operativa dell’attività decisamente approssimativa e da correggere.

  • Quanto alle riferite 11 tonnellate di arance egiziane proposte per siciliane, Oreste Gerini, direttore della Direzione generale della prevenzione e del contrasto alle frodi agro-alimentari del ministero delle Politiche agricole, nel corso della trasmissione Mi Manda Rai Tre del 20 giugno (circa minuto 14:40) ha chiarito che non si trattava affatto di arance convenzionali spacciate per biologiche, ma di arance egiziane convenzionali spacciate per arance italiane convenzionali. Nessuna frode biologica, solo un comunicato stampa confuso, un giornalista superficiale che non ne controlla la veridicità, un’organizzazione di agricoltori convenzionali che troverebbe argomento per promuovere i suoi mercatini anche commentando la necessariamente modesta campagna acquisti dell’Agnus Dei Qui Tollis Peccata Mundi Biandrate Oliveto Football Club (il credit va a Benni).

Stiamo ancora cercando di sapere qualcosa di più sui 6.480 barattoli di passata di pomodoro in Campania (“ossia oltre 300 tonnellate”, sentenzia sul quotidiano un giornalista che ha passato l’esame dell’ordine, ma non sa far di conto: se si trattasse davvero di 300 tonnellate ogni “vasetto” peserebbe 46 chili!).

Il capitano Linda Malzone ha dichiarato a Mi Manda Rai Tre che si trattava di prodotto proposto come biologico, ma ancora nella fase di conversione (ovvero già coltivato in conformità al metodo biologico, ma non ancora legittimato alla denominazione, il periodo di conversione è un po’ l’apprendistato della produzione biologica).

Ciò detto:

  • Bisogna sempre essere al fianco del comando carabinieri per la Tutela Agroalimentare, composto da militari specializzati nelle plurime e complesse fonti normative a presidio della produzione agricola e alimentare, che opera in difesa dei diritti e della tutela dei consumatori e della trasparenza del mercato.

 

  • Sapendo di ben più significative operazioni capaci i Carabinieri per la tutela agroalimentare, sommessamente raccomandiamo di trattenere l’esuberanza del loro pimpante ufficio stampa, per evitare di trasformare 2,5 kg di fagioli piuttosto che 22 scatolette di sardine e 6.500 vasi di passata in conversione in fonte d’allarme sociale e dubbi per il consumatore, gettando ombre su 70 mila e passa innocenti operatori di un settore che sul mercato immette legittimamente prodotti per un valore di miliardi di EUR e occupa alcune centinaia di migliaia di lavoratori. Alcune non conformità formali e qualche non… non conformità sembrano solo la conseguenza di un’infelice gestione dei documenti e non hanno costituito alcuna frode né alcun rischio per i consumatori, la voce più grossa (11 tonnellate di arance egiziane) c’entra col biologico come la piramide di Cheope c’entra con il Grande Raccordo Anulare e non si capisce perché la sua notizia sia stata inserita in un comunicato che riguarda il biologico (per far peso?)

 

  • Vorremmo fossero sempre fatti i nomi e i cognomi delle aziende presso le quali sono stati effettuati i sequestri, per circoscrivere esattamente i fatti ed evitare di gettare ombre su tutti gli operatori per bene. I Carabinieri temono querele da parte degli operatori che risultassero poi del tutto innocenti o, al più, poco ordinati nell’archiviazione deli documenti di trasporto? Motivo in più per esser cauti nei comunicati, che potrebbero ben essere meno ultimativi e potrebbero ripescare il buon vecchio condizionale (“sarebbero”, “sospetti”, “presunti”, “sembrerebbe”, “secondo i carabinieri”, “ritengono gli inquirenti”…).Nel nostro ordinamento a dichiarare la colpevolezza di chicchessia è l’autorità giudiziaria cui i militari del comando segnalano quelle che sino ad allora solo nelle loro ipotesi costituiscono violazioni della norma. Persino nel selvaggio far west c’erano i giudici, non era lo sceriffo a mandare sulla forca o a spedire a spaccar pietre nel carcere di Yuma chi egli ritenesse colpevole dall’alto dell’autorità concessagli dalla sua stella.

 

  • Ci piace di più la stampa che non si limita a rilanciare i comunicati, ma fa un po’ di fact checking (o inserisce i condizionali omessi dall’autore), così, per fare informazione e non solo da megafono minando l’onorabilità di tanta gente che colpe non ha.

 

  • Chiunque (ivi comprese organizzazioni di operatori non biologici) abbia esercitato il suo sciacallaggio di bassa lega e sfruttato per i suoi meschini fini di bottega i comunicati “esuberanti”, si qualifica per quel che è e nemmeno merita una nostra replica.