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BIOLOGICO & BUFALE
Friday 07 September 2007

220-bufala.jpgIL BIOLOGICO E LE BUFALE

 

Al di là di qualsiasi discorso nei convegni, un dato è chiaro: secondo l’Istat dal 1990 al 2000 in Italia sono scomparse 405.554 aziende agricole convenzionali.

Si tratta di una vera e propria strage, con un drammatico –39.7% a nord ovest e –19.5% a nord est, con pesanti ripercussioni sociali ed economiche.

 

Il numero delle imprese biologiche, invece, dal 1991 al 2006 è quadruplicato.

Solo nell’ultimo biennio è aumentato del 25% (dati ufficiali del Sinab, il sistema unico nazionale sull'agricoltura biologica realizzato dal ministero delle Politiche agricole e forestali e dalle Regioni).

 

Nel 2006 la superficie coltivata secondo il metodo biologico (senza un grammo di sostanze chimiche di sintesi) è aumentata del 7,53% e ha raggiunto i 1.147.459 ettari.

Per avere un’idea: la superficie dell’intera Regione delle Marche, dal Monte Fumaiolo al Mare Adriatico, è di 969.400 ettari...

 

La superficie media delle aziende biologiche è di quasi 24 ettari, circa il quadruplo di un’azienda agricola media.

Circa il 7,5% delle aziende può essere legittimamente considerato “pioniere”: si tratta di imprese che hanno adottato le tecniche di agricoltura biologica prima dell’entrata in vigore della normativa comunitaria.

L’87% ha iniziato la produzione biologica dal 1992 al 2001.

 

L’autorevole Ismea nel 2005 ha realizzato l’indagine L’evoluzione del mercato delle produzioni biologiche. L’andamento dell’offerta, le problematiche della filiera e le dinamiche della domanda, analizzando le peculiarità strutturali, economiche e tipologiche degli imprenditori del settore, indagandone i rapporti con il mercato, con il territorio, con l’ambiente operativo e sociale.

 

220-pdv_mielizia.jpg L’istantanea che ne è scaturita ha mostrato tra i titolari

- un’alta presenza femminile (25%),

- un'elevata scolarità (oltre il 50% degli agricoltori biologici è diplomato, il 17% è laureato),

- un elevato uso delle nuove tecnologie (il 52% utilizza internet).

 

Si tratta di condizioni estremamente diverse da quelle che si registrano nell’agricoltura convenzionale, e questo vale anche per l’età: il 65% degli agricoltori biologici ha meno di 50 anni.

 

Velocità di crescita e tipologia di agricoltori assolutamente nuova sono sconvolgenti per chi (stampa, opinione pubblica, le stesse organizzazioni agricole convenzionali) è incollato alle sue idee e affezionato all’immagine del contadino con le scarpe grosse.

 

Così, vuoi per provincialismo, vuoi per scarsa informazione, le aziende biologiche sono dipinte dalla stampa alternativamente

- come piccole fattorie da Nonna Papera ®;

- come comuni di hippy macrobiotici (quando va bene: qualche volta la definizione è stata l’involontariamente comica “magrobiotici”);

- come i fortunati scopritori del segreto di vendere a caro prezzo zucchine storte.

 

220-bimbo_carrello.jpg Spesso le imprese biologiche sono chiamate quasi a doversi giustificare per l’accresciuta sensibilità ambientale dei consumatori, per le nuove tendenze culturali e alimentari o per la loro storia di successo, per la leadership a livello mondiale in assoluta controtendenza con l’asfittico quadro dell’agroalimentare generale.

 

Abbiamo la netta impressione che, per masochismo, non si riesca a capacitarsi che siamo capaci di primeggiare anche in settori diversi dai mondiali di calcio…

 

Ogni tanto le storie di successo infastidiscono qualche povero di spirito.

Non manca, quindi, chi cerca di trovare pecche (offrendo un ulteriore e utile stimolo al continuo miglioramento del settore), ma non manca neppure chi, non trovandole, le inventa.

 

Qui potete trovare un po’ di amenità diffuse sul settore e sui prodotti biologici, con i nostri commenti e una selezione di studi scientifici e interventi d'esperti:

 

Informazione tossica e nociva

 

Ci prendiamo un Espresso?

 

Cosa dice la ricerca

 

Cosa dicono i Tecnici