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CI PRENDIAMO UN ESPRESSO?
venerd́ 07 settembre 2007

espresso_bluff_sito.JPGL’ESPRESSO, CHE BLUFF

 

Il numero 34 (agosto 2007) del settimanale L’Espresso (poi ripreso da La Repubblica e da qualche quotidiano locale che fa parte dello stesso grande gruppo editoriale) dedica la copertina all’ alimentazione biologica con il titolo “Bio che bluff”.


I due articoli (“Bio non fa miracoli” e “Polemica verde”) prendono lo spunto da un articolo uscito sul mensile Altroconsumo edito da una società editoriale multinazionale.

L’Espresso cita le analisi svolte su …ben 38 prodotti alimentari da prima colazione, 19 di produzione biologica e 19 di produzione convenzionale, da cui trae considerazioni che estende a tutti gli 8.000 prodotti biologici presenti sul mercato.

 

Partiamo dalla confettura.
Sia nelle quattro biologiche che in quelle convenzionali sono assenti residui di pesticidi e micotossine. In quelle biologiche la quantità della frutta è il 21% in più (ma l’Espresso commenta “le differenze sono minime”).
Il contenuto di zucchero dei prodotti convenzionali è superiore del 10%, ma l’Espresso accusa in copertina i prodotti biologici di essere “pieni di zuccheri”. 
E gli altri, di grazia?
Se si confrontano i prezzi, il titolo  “Eppure sono molto più cari” appare fuori luogo: la quantità di frutta è superiore del 21%, mentre la media dei prezzi delle confetture biologiche è più alta del 16,5%.

 

Per quanto riguarda gli yogurt alla fragola, niente aflatossine né nei vasetti bio né in quelli convenzionali.
I prodotti biologici (sempre additati per essere “pieni di zuccheri”) hanno il 17% di zucchero ...in meno di quelli convenzionali e, pur se accusati di essere “molto più cari”, nella media costano solo l’1,4% in più.
Dato che avere il 17% di zucchero in meno significa avere il 17% di yogurt e frutta in più, è poi così complicato valutare qual è il prodotto più conveniente?
Poco più avanti L’Espresso supera sé stesso, scrivendo che tutti i prodotti (bio e convenzionali) contengono ingredienti per nulla naturali, come “addensanti, gelificanti, stabilizzanti, aromi e coloranti”.


Ma nei vasetti biologici di coloranti non c’è nemmeno l’ombra, se ci sono aromi si tratta di aromi naturali (cioè di estratti e concentrati di piante, non degli aromi di sintesi presenti nei prodotti convenzionali), e che quando sono usati addensanti si tratta di farina di tapioca, di alghe alimentari o di farina di carrube: nulla di sintetico o artificiale.
Lo spazio è tiranno: forse per spiegare questi fatti incontrovertibili si sarebbero dovuto ridurre le dimensioni di una fotografia…

 

Per quanto riguarda il latte, niente aflatossine né residui di fitofarmaci nelle due tipologie di prodotti.
Anche se tra i latti convenzionali è compreso un prodotto da discount, nella media il prezzo del latte biologico supera quello del prodotto convenzionale del 20%.
Ahimè, è quello che serve per mantenere fuori dell’alimentazione delle vacche gli OGM (di cui l’articolo de L’Espresso dimentica l’esistenza), per fornire loro solo foraggi e mangimi biologici, per dar loro terreni in cui possano pascolare (non solo sui depliant) e stalle con ricoveri di dimensioni ben maggiori di quelle in cui sono costrette negli allevamenti convenzionali.

 

Nei frollini integrali a fare scandalo per L’Espresso è quella che definisce “farina ricostruita”, utilizzata peraltro da due terzi dei prodotti convenzionali e biologici presi in esame.
Una semplice e neanche costosa telefonata a un mugnaio avrebbe consentito di apprendere che tra la farina integrale derivante dalla macinazione a pietra e quella ottenuta  dai moderni mulini miscelando in corretta proporzione la farina, la crusca e il cruschello non c’è alcuna differenza dal punto di vista organolettico, nutrizionale, tecnologico (né tanto meno legale).
O meglio, c’è la differenza che la seconda consente un trattamento termico di stabilizzazione del cruschello per evitare l’ossidazione senza utilizzare conservanti e antiossidanti, salvaguardare la qualità della farina e escludere ogni pur ipotetico rischio di tossine.
Né nei biscotti biologici analizzati né in quelli convenzionali ci sono micotossine, mentre nei prodotti biologici non c’è traccia dei residui di pesticidi presenti in due biscotti convenzionali su tre, un dato su cui L’Espresso sceglie di sorvolare.
In quelli biologici c’è l’8% di grassi in meno che nei frollini convenzionali (tant’è ci sfugge cosa c’entri il titoletto “Mal di pancia a colazione”. Lo capite, voi?).

Tutti i prodotti presi in esame, sia biologici che convenzionali, utilizzano grassi vegetali (naturalmente nei prodotti biologici non sono presenti grassi idrogenati), a eccezione di un frollino biologico il cui produttore utilizza olio extra vergine d’oliva, vedendosi però attribuire una valutazione solo di “buono”. 
Per guadagnare la successiva qualifica di “ottimo” cos’altro avrebbe dovuto fare?

 

È sull’aspetto dei grassi che si concentra la filippica de L’Espresso: li giudica tutti di pessima qualità sia nei prodotti biologici che in quelli convenzionali: i grassi vegetali, insomma, all’articolista proprio non vanno giù.
Glissa, però, sul fatto che sono ingredienti (solo nel nostro caso di origine biologica e assolutamente non idrogenati) perfettamente autorizzati dalla legge e presenti praticamente nella totalità dei prodotti da forno (e non solo) in commercio, sia che nel marchio abbiano un mulino candidissimo o un forno artigianale.
Tace anche sul fatto che esistono  numerosi prodotti biologici che tra gli ingredienti contano il burro, che c’è chi ha necessità di tener sotto controllo il colesterolo, sul fatto che esistono i vegani, su quello che non tutte le lavorazioni sono tecnologicamente possibili con olio extra vergine d’oliva (provate a farci un wafer…).
Dato che si sono accuratamente selezionati solo i prodotti con grassi vegetali , che senso ha stupirsi se contengono i grassi vegetali che si è andati a cercare?
Ci sorge il sospetto che se fosse stato selezionato un frollino con burro, L’Espresso gli avrebbe contestato la presenza di grassi animali…
In ogni caso, se non apprezza i grassi vegetali, l’articolista avrebbe potuto scagliare i suoi strali su tutti i prodotti che li utilizzano, non solo sui prodotti biologici, che nonostante presentino l’8% di grassi in meno, si son beccati ugualmente il titolo “sono pieni di grassi”)…

 

Per le fette biscottate integrali, tutti i prodotti convenzionali presentano residui di pesticidi (anche se l’articolo non ci si sofferma: se l’obiettivo è sparlare a tutti i costi dei prodotti biologici, perché mai dedicare  qualche riga all’insetticida di prima mattina nei prodotti convenzionali?).

Per quanto riguarda le micotossine, tutto regolare.
Per quanto riguarda i grassi, tutti i prodotti convenzionali vengono valutati come “pessimi”, dato che utilizzano grassi vegetali.
Ma un prodotto biologico senza grassi aggiunti, per il quale -a questo punto- ci si potrebbe  attendere la valutazione di “ottimo”, ottiene un misero “non valutabile”.
Il ragionamento dev’essere stato: coi grassi vegetali sei pessimo, con l’olio extra vergine d’oliva sei appena buono, se sei senza grassi nemmeno ti prendo in considerazione, quello che importa è che l’ottimo non te lo darò mai..

 

Le analisi si chiudono con i corn flakes.
Residui di fitofarmaci non ci sono, ma in due prodotti convenzionali su tre è presente la fumonisina, che è stata trovata anche su tre campioni di prodotti biologici.
Si tratta di una sostanza prodotta da funghi di campo (Fusarium verticillioides, Fusarium proliferatum ecc.) presente con una certa regolarità nel mais e nei prodotti a base di mais.
Data la sua ubiquità, la legge ne autorizza la presenza, entro una determinata soglia di sicurezza, sia nei prodotti convenzionali che in quelli biologici: in tutti i campioni presi in esame la fumonisina, appunto, è sotto a questa soglia.


Ma dato che finora aveva molto poco in mano (prodotti biologici con meno zuccheri e meno grassi, ingredienti di maggior qualità, nessun residuo, prezzi ragionevoli…) all’articolista non è rimasta che una mossa estremamente acrobatica: sì, le tracce di fumonisina sono perfettamente in regola rispetto alle leggi in vigore, ma non lo saranno rispetto alle leggi…  future!
Alla ricerca disperata di qualche difetto, ha inventato l’inedità “non conformità a una legge che non c’è”, ma di cui a Bruxelles hanno cominciato a discutere.


In base a questo ragionamento, dato che l’Unione europea ha cominciato a ragionare anche di auto Euro5, dovreste rottamare da subito  la vostra Euro4. Non provate a sostenere che siete entro i limiti di emissione previsti dalla legge: potete forse dichiarare che lo sarete anche più avanti, quando saranno adottati limiti inferiori?

 

220_tuttifrutti.jpg In mezzo a titoli che non hanno riscontro con le tabelle pubblicate, a silenzi e acrobazie, L’Espresso infila l’articolo “Polemica verde” in cui un altro giornalista meno creativo deve ammettere “Hanno più antiossidanti, più nutrienti e meno sostanze tossiche. Dopo anni di dubbi e controversie, le ricerche concordano. A chiudere la diatriba sono alcuni studi recentissimi che, con un rigore mai raggiunto in precedenza, hanno analizzato la composizione di frutta e verdura biologiche”.


Riferisce di un recente studio dell’Università californiana Davis  che “lascia poco spazio ai dubbi” misurando la concentrazione di flavonoidi (preziosi antiossidanti naturali) in pomodori bio e non, raccolti fra il 1994 e il 2004 nell'ambito di uno studio ultradecennale: “grazie alla accuratezza dei metodi impiegati, la supremazia del biologico è emersa con chiarezza”.


I prodotti biologici hanno presentato  il 97% in più di canferolo, il 79% in più di quercetina e il 31% in più di naringina e “si è potuto notare che la qualità del suolo bio migliora nel tempo, e con essa i suoi prodotti”.


Cita anche qualcuno dei diversi studi  pubblicati in primavera che “mostrano che pesche, mele e kiwi biologici hanno consistenza maggiore, e più sostanze nutritive e antiossidanti quali zuccheri, vitamina C, beta carotene e polifenoli. Il che conferma ricerche precedenti, comprese quelle del nostro Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, che nel 2002 ha rilevato la superiorità nutritiva di pesche, pere, susine e arance biologiche”.


Il pezzo conclude con “i rischi legati ai pesticidi sono aggirati mangiando biologico. Non solo indirettamente, evitando l'inquinamento, ma anche direttamente, evitando l'ingestione di sostanze potenzialmente tossiche. Uno studio del 2005 ha rilevato nelle urine dei bambini americani tracce di pesticidi, che scomparivano quasi del tutto se essi si nutrivano per pochi giorni con alimenti biologici”.

 

Che c’azzecca, direbbe Tonino Di Pietro, un titolo come “Bio che bluff” con queste e altre affermazioni che confermano la supremazia del biologico”, come scrive lo stesso settimanale?

 

È un mistero estivo che L’Espresso dovrebbe spiegare ai suoi lettori (che ha solamente preso in giro),  ma anche a noi imprese biologiche, che ha pesantemente diffamato.

 

Partendo dall’analisi di 19 prodotti (da prima colazione), peraltro tutti perfettamente a norma, tutti con meno grassi, meno zuccheri e più ingredienti di pregio, tutti senza residui di pesticidi e senza OGM, L’Espresso estende a tutte le migliaia di prodotti biologici un titolo delirante come “Bio che Bluff. Uno studio accusa i cibi biologici: sono pieni di grassi e additivi, zuccheri e sali. Spesso non sono migliori di quelli industriali. Eppure sono molto più cari”.


A parte la necessità di realizzare una copertina d’effetto per trainare le deboli vendite di fine agosto, qual è la logica di tutto ciò?


Da quando è arrivata una donna alla direzione, L’Espresso non piazza più in copertina le procaci bellezze che erano uno dei sui marchi di fabbrica.


Le imprese del settore biologico sono sinceramente  femministe, ma al posto di questo becero e fasullo “Bio che bluff” avrebbero quasi preferito un ritorno all’old style…