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IL PARERE DEI TECNICI
venerd́ 07 settembre 2007

DICE LA BIOLOGA MOLECOLARE

 

Mentre l’Italia continua a bruciare, sul finire di un agosto che scotta, mentre mi accingo a godere le ultime ore di vacanza, prima di tornare nel turbinio della vita cittadina, una doccia gelata mi scuote da quel tepore di un sole splendente.

 

Eppure nessuno scherzo o gioco d’acqua; ho semplicemente preso in mano una rivista che il vicino d’ombrellone mi passa distrattamente: è il n. 34 dell’Espresso dove un titolo inquietane a caratteri cubitali, sotto il volto ridente di un uomo felice per le sue carote fresche, ammonisce: “BIO CHE BLUFF”, e segue “Uno studio accusa cibi biologici: sono pieni di grassi e additivi, zuccheri e sali. Spesso non sono migliori di quelli industriali. Eppure sono molto cari”.

 

Mi precipito a leggere l’articolo alla pag. 32 “Bio non fa miracoli” con un’amara certezza: sicuramente la maggior parte dei lettori sarà rimasta colpita dal sensazionale titolo di copertina ed avrà percepito un valore negativo del biologico, sicuramente non molti si soffermeranno con attenzione a confrontare il titolo con il contenuto dell’articolo, sicuramente pochissimi si appresteranno ad analizzare il testo con quanto riportato nei grafici e tabelle.

 

Purtroppo o per fortuna sono tra quei pochi; purtroppo o per fortuna ho gli strumenti sufficienti per rispondere che il bluff è nel titolo, smentito in molti passi dell’articolo (vedi il rapporto Legambiente 2007 “Pesticidi nel piatto”, le risposte delle intervistate Marina Seveso ed Emanuela Bianchi).

 

 Se la giornalista fa un po’ di confusione di numeri nell’attribuire più grassi ai frollini biologici, quando in tabella si riportano quantità di grassi per porzione di 3.1, 3.7, 3 grammi per i prodotti bio da confrontare con 3.2, 4.1, e 3.3 di quelli convenzionali, se dimentica l’importanza dell’indice glicemico e non tanto la quantità assoluta di zuccheri, non manca però di sottolineare la valenza salutare dei prodotti biologici privi di fitofarmaci e pesticidi (cosa di non secondaria importanza!).

E le micotossine?

Leggendo le tabelle risultano assenti la patulina nelle confetture e l’aflatossina M1 nel latte e suoi derivati: ottimi i risultati attribuiti alle analisi su frollini e fette biscottate integrali; unico dato negativo quello sui cereali, ma del resto, come affermato, risultano positive anche le derrate convenzionali.

 

C’è poi da aggiungere che se i prodotti da agricoltura biologica perdono la loro valenza di qualità nutrizionale e salutare dopo processi di trasformazione industriale, questo è un altro capitolo!

Più volte ritrovo nell’articolo le tre parole “nessun dato scientifico”, sebbene l’articolo successivo, a pg 37 “Polemica verde”, riporti molti dati di letteratura scientifica a favore delle qualità nutrizionali dei prodotti da agricoltura biologica, contrario soltanto un solo studio, come riferito in copertina.

 

Purtroppo anche la collega dimentica di citare i risultati scientifici di un importante progetto finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, il SABIO “La sostenibilità dell’ agricoltura biologica. Valutazioni economiche, ambientali e sulla salute umana”, coordinato dall’Istituto Nazionale di Economia Agraria, che vede la partecipazione di diverse Unità operative( il Dipartimento di Neuroscienze della Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Roma “Tor Vergata”, l’ AGER s.r.l., Società di consulenza e ricerca, il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroambientali della Facoltà di Agraria, Università degli Studi di Bologna, il Dipartimento Territorio e sistemi Agroforestali della Facoltà di Agraria, Università di Padova), i cui primi risultati sono stati già presentati da colleghi e dalla scrivente al SANA di Bologna l’8 settembre 2006 durante il convegno “La ricerca scientifica italiana per l’agricoltura biologica: risultati del secondo anno di attività dei progetti di ricerca finanziati dal MI.P.A.F.”.

 

Sono stati dalla scrivente presentati a Roma il 10/11/2006 all’iniziativa Powerstock promossa per il Decennio dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2005-2014 Commissione Nazionale Italiana UNESCO, il 30/11/2006 durante il convegno organizzato dall’Unità Operativa dell’Università di Tor Vergata, diretta dal Prof. Antonino De Lorenzo, il 4/12/2006 durante la trasmissione di Rai Utile “Agricoltura Biologica e benessere”, il 24/01/07 al convegno Bio-benessere “La relazione tra cibo, salute e ambiente: l’alimentazione biologica per la prevenzione e lo sviluppo sostenibile”, a Messina il 04/03/2007 al convegno:”Ambiente fisico: salvaguardia e sviluppo sostenibile”, a Milano il 13/04/07 all’ “International congress of Preventive Medicine and Healty Aging”.

I risultati della ricerca SABIO sono stati pubblicati nel Working paper “Nutrire per prevenire. Quali nuovi indicatori di rischio nutrizionale?”, a cura del prof. Antonino De Lorenzo e della medesima, ampliamente diffuso e leggibile sia sul sito del MIPAF, che sul sito dell’INEA, all’indirizzo www.inea.it/SABIO.

 

I risultati della nostra ricerca, pubblicati anche sulla rivista internazionale European Review Medical Pharmacological Science nel volume 11 del 2007 alle pg 185-192, indicano un diverso effetto sull’organismo dei prodotti di origine biologica rispetto ai “convenzionali”: l’effetto è decisamente più salutare, nota importante per la prevenzione di numerose patologie.

 

I dati hanno dimostrato che una dieta mediterranea equilibrata, basata sull’assunzione di alimenti protettivi quali frutta, verdura, cereali, legumi, olio di oliva e vino, in misura moderata, esclusivamente con prodotti biologici, inserita in uno stile di vita salutare, apportando una maggiore quantità di principi antiossidanti e migliorando lo stato infiammatorio dei consumatori, può garantire un’efficace azione antiossidante, utile per favorire una buona attività metabolica e rallentare i processi infiammatori e cronico-degenerativi.

 

Durante il periodo di studio sono stati valutati lo stato nutrizionale e la composizione corporea di ciascun individuo, valori bioumorali, evidenziandone le capacità antiossidanti e antiaggreganti e correlandole a fattori dietetico-nutrizionali propri di stili alimentari (tipologia di cibo, modalità di preparazione e consumo, ecc.).

 

Ciò ha permesso di individuare indicatori utilizzabili nella diagnosi e prevenzione di quegli stati patologici più strettamente legati alla nutrizione umana, quali la quantità di acido folico, i marcatori per lo stress ossidativo nel plasma (gluatione perossidasi, lipidi idroperrosidi e metaboliti dell’ ossido di azoto), i mediatori dell’infiammazione (citochine, proteina C reattiva, omocisteina).

 

Allora la domanda sorge spontanea: dove è il bluff?

Se la parola “cibi convenzionati” che ricorre nell’articolo non fosse proprio un refuso?

 

Laura Di Renzo, biologa molecolare Università degli studi di Roma Tor Vergata, dirigente di ricerca I.N.Di.M. (Isituto nazionale per la dieta mediterranea e la nutrigenomica)

 

 

DICONO I TECNOLOGI ALIMENTARI

 

Il nostro ruolo di consulenti tecnici del Mipaaf per i prodotti biologici trasformati ci ha indotto a formulare un commento per puntualizzare alcuni argomenti contenuti nell’articolo pubblicato da L’Espresso del 24 agosto 2007.

L’inchiesta di Altroconsumo su un paniere di prodotti per la colazione (latte, yogurt, cereali, fette biscottate, confetture, biscotti) di agosto 2007, e il relativo articolo dell’Espresso commentano alcuni dei dati riportati nell’inchiesta concludendo che non vi sia una sostanziale differenza tra i prodotti ottenuti con il metodo biologico rispetto agli altri.

 

Altroconsumo afferma che “i prodotti biologici hanno la nomea di essere più semplici e naturali di quelli normali” e che “il test fa crollare il mito della salubrità e naturalità che li accompagna”, quindi i prodotti biologici hanno un ingiustificato prezzo superiore.

 

L’Espresso asserisce che i prodotti biologici “spesso sono meno salutari di quelli industriali”, inoltre è vero che essi non hanno antiparassitari, ma contengono micotossine, non presenti nei prodotti convenzionali perché trattati con fungicidi, e aggiunge “ma la sorpresa è che le hanno scoperte anche nei cereali convenzionali”.

 

Suppone anche che i consumatori mangiano biologico perché pensano che questi prodotti siano più salutari, ma non è così, è solo marketing che genera un “equivoco”.

 

Cos’è un prodotto biologico

È una realtà che vi sia una scarsa informazione tra i consumatori su cosa siano e cosa non siano i prodotti biologici soprattutto nel nostro Paese. Non è un caso che siano stati stanziati fondi per una campagna informativa da parte del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali.

La legge europea regolamenta la produzione e l’etichettatura dei prodotti agricoli di origine vegetali e animali, degli alimenti e dei mangimi biologici dal 1991 (Reg. CEE 2092/91), più volte aggiornata e integrata, rimarrà in vigore fino alla fine del 2008, quando verrà sostituita dalla nuova legge europea pubblicata a metà di quest’anno, il Reg. CE 384/2007, che conserva i concetti base della legge attuale.

 

La legge europea sul biologico definisce le regole di produzione di tutti gli alimenti trasformati, eccetto il vino, che attualmente è etichettato come “ottenuto da uve da agricoltura biologica”.

I prodotti trasformati presenti in commercio oggi sono principalmente di due categorie.

 Gli unici che possono utilizzare il marchio europeo sono quelli che hanno un contenuto di ingredienti di origine agricola ottenuti biologicamente superiore al 95%.

Se hanno un contenuto di ingredienti superiore al 70% possono riportare nell’elenco degli ingredienti quali di questi sono biologici e indicarne la percentuale complessiva.

Ricordiamo che il metodo di coltivazione biologico vieta l’utilizzo di organismi geneticamente modificati, di concimi e antiparassitari prodotti chimicamente e che gli animali allevati con il metodo biologico devono essere alimentati in gran parte con mangimi biologici.

La legge non entra nel merito dei diversi processi produttivi di ogni tipologia di alimento, ma fissa i criteri generali ed elenca quali additivi e ausiliari di fabbricazione possono essere usati.

Gli aromi devono solo essere naturali, le preparazioni microrganiche non devono essere OGM, gli oligoelementi e le vitamine sono ammessi solo se previste per legge in un alimento.

Sono elencati anche gli ingredienti vegetali e animali non biologici che possono esser utilizzati, a cui si aggiungono quelli autorizzati dai diversi Paesi.

L’intento è quello di ridurre l’uso di sostanze non strettamente necessarie nella composizione di un alimento trasformato, privilegiando quelle di origine naturale.

La legge prevede che possano essere aggiunti grassi e oli non biologici raffinati, che però non devono essere stati trattati chimicamente, ed elenca quelli che devono essere obbligatoriamente biologici, tra i quali figurano quelli di palma e cocco (alleg. VI – parte C.2.1).

Il loro utilizzato nella preparazione dei frollini è probabilmente legato alla loro consistenza solida a temperatura ambiente e al loro prezzo.

Nelle merendine invece viene preferito l’olio di girasole, anch’esso obbligatoriamente biologico.

 

L’elenco delle sostanze ammesse nei prodotti biologici è stato ampliato dal Reg. CE 780/2006, che entrerà in vigore da dicembre 2007.

I prodotti trasformati di origine animale dovevano essere ancora regolamentati, sottostando comunque alle normative europea e nazionale in materia.

L’acceso dibattito tra i diversi Paesi europei ha portato alla lunga gestazione di questo regolamento.

Con esso si introduce la possibilità di utilizzare, tra gli altri, l’anidride solforosa e il metabisolfito di potassio per i vini di frutta e del nitrato di potassio e del nitrito di sodio per la produzione di prodotti a base di carne.

 Questi ultimi saranno oggetto di un ulteriore riesame entro il 2007.

 

Motivazioni di acquisto

I consumatori di alimenti biologici di oggi non sono quelli di 10 anni fa, quando essi erano solo pochi “salutisti”.

Gli scandali alimentari sempre più frequenti hanno spinto molti “non salutisti” a cercare delle alternative ai prodotti convenzionali che dessero maggiori garanzie sulla assenza di antiparassitari e altre sostanze indesiderate.

I produttori hanno colto questa modificazione della richiesta del mercato, ed il panorama dei prodotti biologici si è notevolmente ampliato.

Molti operatori della grande distribuzione organizzata hanno lanciato linee proprie di prodotti biologici e oggi i prodotti biologici sono presenti in quasi tutte le categorie merceologiche.

La dimensione di questo settore ha prodotto anche una diverisificazione qualitativa e di prezzo, cercando di incontrare il gusto dei consumatori meno “salutisti” e più edonisti.

 

Qualità dei prodotti biologici e loro costo

Nell’articolo di Altroconsumo sull’indagine condotta non compaiono i dati analitici, inoltre il numero di campioni di prodotti biologici (3 o 4) presi in esame per ogni categoria merceologica è troppo ridotto per fini statistici, ma è utile per avere indicazioni orientative.

Nel paniere sarebbe stato bene aggiungere anche le merendine usate a colazione. 

Emergono due dati importanti cha caratterizzano la qualità dei prodotti biologici esaminati: l’assenza di antiparassitari, presenti invece in biscotti e fette biscottate convenzionali, e l’assenza di micotossine ad eccezione solo dei fiocchi di mais, ma presenti anche in quelli convenzionali, tranne uno.

 

L’uso di oli di palma e cocco nei frollini biologici può essere discutibile, ma essi hanno il vantaggio di essere stati prodotti biologicamente e di non essere stati sottoposti a processi chimici per l’estrazione.

 

Nelle merendine biologiche la maggior parte delle ditte usa olio di girasole biologico.

Per quanto riguarda le confetture, abbiamo riscontrato che gli zuccheri utilizzati nelle confetture biologiche sono spesso succo di mela o d’uva concentrati e zucchero grezzo di canna, a differenza delle confetture convenzionali dove viene utilizzato zucchero bianco, ottenuto con un processo di raffinazione molto spinto.

 

Come riscontrato da Altroconsumo la percentuale di frutta è in genere superiore nei prodotti biologici.

L’affermazione che gli yogurt alla frutta biologici contengano addensanti, coloranti e zuccheri tanto quanto quelli convenzionali rileva una tendenza alla somiglianza nei due settori, ma vanno tenuti presenti i vincoli che devono rispettare i produttori biologici in merito alla qualità degli ingredienti aggiuntivi che possono utilizzare.

 

Si evidenzia che anche i prodotti convenzionali tendono ad utilizzare alcuni ingredienti utilizzati nei prodotti biologici come i succhi concentrati di frutta come dolcificanti e lo zucchero di canna.

Non siamo in grado di valutare la congruità del prezzo dei prodotti biologici, ma quello che risulta dalle tabelle di Altroconsumo è che l’ampliamento del mercato di questi prodotto ha portato anche ad una differenziazione di prezzi dei prodotti biologici che permette ai consumatori di poter scegliere in funzione delle proprie possibilità economiche.

 

 I prodotti biologici non sono tutti uguali, così come non lo sono i prodotti convenzionali, quindi vale anche per il biologico il consiglio ai consumatori di leggere con attenzione le etichette.

 

Con le nostre osservazioni non vogliamo dire che nel settore biologico non vi siano problemi che meritino attenzione, ma non ci sembra che le argomentazioni riportate nell’indagine e nell’articolo dell’Espresso siano tali da gridare “Bio che bluff”.

Emilio Senesi, direttore incaricato del CRA- IVTPA - Istituto sperimentale per la valorizzazione tecnologica dei prodotti agricoli, presidente del Gruppo di lavoro “prodotti biologici”

Maria Antonietta Polestra, segreteria tecnica gruppo di lavoro “prodotti biologici”.

 

DICE IL MINISTRO

 

“La copertina dell'espresso mi ha fatto venire il mal di pancia”.

Esordisce così, ai microfoni di Ecoradio, il Ministro delle politiche alimentari, agricole e forestali, in merito alla polemica sul biologico aperta la settimana scorsa dal settimanale con l'articolo “Bio non fa miracoli”.

Un testo, basato su un'indagine di Altroconsumo, secondo cui i prodotti biologici lavorati industrialmente si differenziano poco da quelli tradizionali, soprattutto in termini di zuccheri e grassi.

“L'indagine ha sollevato un polverone, ma non ne capisco il senso e spero che non abbia ripercussioni sui cittadini, - spiega il Ministro - anche perché si tratta di un settore che ha creato tanta attenzione da parte dei consumatori”.

 

De Castro dichiara di non credere all'idea di un attacco pre-organizzato al biologico, ma afferma di non aver visto corrispondenza tra il titolo di copertina (“Bio che bluff”) e il contenuto dell'articolo stesso e si chiede “che senso abbia avuto parlare di differenze minime tra prodotti tradizionali e biologici”.

 

“Il prodotto organico viene realizzato rispettando l'ambiente e senza ricorrere a sostanze chimiche come i pesticidi, questa è la differenza fondamentale con l'agricoltura convenzionale e va sottolineata”.

 

Infine, la polemica sui mancati controlli, altra accusa che emergeva chiaramente tra le pagine dell'Espresso.

Il ministro dell'agricoltura risponde che “è un tema su cui siamo intervenuti più volte, anche perché è il Mipaaf ad autorizzare gli organismi certificatori. Il rispetto delle norme comunitarie è sempre garantito, non è il caso di accusare nessuno. È ovvio che man mano che aumenta la dimensione del fenomeno biologico devono crescere anche i controlli. Lo abbiamo fatto finora e continueremo a farlo in futuro”.

 “I cittadini stiano tranquilli, - conclude De Castro a Ecoradio - il biologico è un cibo garantito, sicuro, che rispetta l'ambiente”.