Home arrow Il Settore Biologico


IL SETTORE BIOLOGICO
Saturday 21 July 2007

220-magazzino_probios.jpgIL SETTORE BIOLOGICO NEL MONDO

 

Secondo il rapporto "The world of organic agriculture - statistics and emerging trends 2007" elaborato dal Forschungsinstitut für biologischen Landbau svizzero e della tedesca Stiftung Ökologie & Landbau, gli ettari a conduzione biologica certificata sono quasi 31 milioni nel mondo (lo 0.7% del totale nei Paesi presi in esame) con non meno di 633.891 aziende.


L'Oceania detiene il primato tra i continenti, con il 49% della Sau totale, seguita dall'Europa (23%) e Sud America (19%); in testa alla graduatoria per nazioni l'Australia (11.8 milioni  di ettari), l'Argentina (3.1 milioni di ettari), la Cina (2.3), gli Stati Uniti (1.6) e l'Italia, con 1.147.459 ettari (una superficie maggiore a quella dell'intera Regione delle Marche).

 

Le superfici investite ad agricoltura biologica e il mercato dei prodotti che vi si ottengono hanno continuato la loro crescita ovunque nel mondo.


Anche l'Italia, dopo un paio d'anni d'appannamento nel numero delle aziende e nella superficie (nel 2004 si era toccato il punto più basso dal 2001, anche se la motivazione risiedeva nell'indisponibilità dei supporti finanziari pubblici e non in problemi di mercato), ha ripreso a crescere, segnando nel 2005 un aumento del 21.7% per gli operatori e dell'11.08%  in termini di superfici.

La crescita è proseguita anche nel 2006 con l'ingresso di 1.175 nuove imprese  (+ 2,36%) e di nuovi 80.357 ettari (+7,53%).

 

Complessivamente, nell'ultimo biennio la crescita del numero delle imprese è del 25%.

La superficie media delle aziende agricole biologiche nel 2006 è passata a 23,67 ettari contro i 23,85 dell'anno precedente, di gran lunga superiore alla media delle aziende convenzionali.

 

Sono aumentati di oltre il 5% gli operatori nelle province autonome di Trento e Bolzano,  in Campania e, soprattutto, Calabria (dove si è toccato il record del +63.02%), sono state nella fascia tra più e meno 5%  Val d'Aosta, Lombardia, Abruzzo, Umbria, Veneto, Marche, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Basilicata e Sicilia; diminuzioni sensibili in Molise (-11,26%) e Sardegna (-11,55%).
Il numero di 5.000 operatori è superato in Sicilia e Calabria. 

 

220-corner_bio_in_supermarket.jpgUn mercato in espansione
Al salone Biofach di Norimberga (febbraio 2007) Amarjit Sahota dell'istituto di ricerca britannico Organic Monitor ha stimato che le vendite 2006 abbiano raggiunto i 40 miliardi di dollari (30,5 miliardi di Euro).

Riferendoci ai dati 2005, più certi, il  mercato globale nel 2005 aveva raggiunto i 33 miliardi di dollari (oltre 25 miliardi di Euro), con una crescita rispetto al 2004 del 16% (e del 43% dal 2002).


Il 52% delle vendite si è registrato nel vecchio continente, mentre il 45% è derivato dal mercato nordamericano: il resto del mondo ha generato il residuo 3% (con peso significativo del Giappone).
USA, Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia rappresentavano e rappresentano tuttora le teste di ponte per il consumo domestico.

 

Il mercato europeo  (oltre 13 miliardi di Euro) si è sviluppato del 15%, trainato dalla Germania, dove il consumo vale 4,5 miliardi (oltre il 3.5% del mercato alimentare, con una spesa pro capite di circa 50 euro, tassi di crescita medi del 16%, ma del 33% per i prodotti lattiero caseari, del 21% per gli ortaggi, del 42% per la frutta).

In Germania le nuove stelle del settore sono diventate i discount: metà delle carote biologiche è venduta da Lidl, Aldi (che da solo ne ha collocato il 58%, assieme al 42% delle banane e al 29% delle patate).

Non rimangono a guardare le catene di supermarket convenzionali (Tegut detiene una quota del 15% del mercato biologico) né il canale specializzato, ormai orientato all'incremento dimensionale con un considerevole sviluppo di superette biologiche.


A parte le diversità degli specifici mercati regionali (in Italia il canale di commercializzazione principale non è quello del supermarket), il futuro per il vecchio continente sembra essere quello delle grandi superfici di vendita, con maggior punto critico quello della disponibilità di prodotto: non si temono occasionali rotture di stock, ma una carenza strutturale di materia prima.

 

220-stabilimento_pizzi.jpgManca la materia prima
In Gran Bretagna, per esempio,  l'inizio del 2007 è stato segnato da una grave crisi nel mercato delle uova causata dall'insufficienza di prodotti per l'alimentazione delle ovaiole.
L'industria mangimistica non è in grado di fornire cereali, legumi e fonti proteiche alternative. Le rese inferiori al previsto, assieme alla crescita impetuosa del mercato hanno bruciato le scorte, i prezzi del mangime biologico disponibile si sono impennati e tra le associazioni dei produttori serpeggia il timore che le aziende zootecniche siano costrette a gettare la spugna non per la scarsità della domanda, ma per un successo troppo superiore alle attese.


Il rapporto Capitalising on Natural & Fresh Food & Drink Trends di Datamonitor ha  valutato il mercato britannico 2005 per i prodotti biologici in 1.6 miliardi di sterline (2.4 miliardi di euro), un raddoppio secco dal 2000.

 

Per Daniel Bone, consumer markets analyst a Datamonitor e autore di rapporto, "A influenzare i consumatori sono le preoccupazioni ambientali ed etiche, ma comprare biologico non è tipicamente un atto altruistico".
"Sempre più consumatori stanno rifiutando alimenti troppo trasformati. La sicurezza alimentare, la salubrità e la percezione di un il gusto superiore sono le principali motivazioni d'acquisto".

"Con tre consumatori su quattro che cercano di mangiare più sano rilevati l'anno scorso, i prodotti biologici stanno emergendo come l'alternativa credibile di consumo, indipendentemente dalle motivazioni che circondano la loro percezione".
Datamonitor prevede che il mercato britannico raggiungerà 2.7 miliardi di sterline (4  miliardi di euro, oltre 4 volte il valore del 2000) entro il 2010.
I dati di ACNielsen confermano le stime: le vendite 2006 della gamma biologica della catena Sainsbury's sono salite del 18.4 per cento sul 2005.

 

220_magazzino_pedon.jpgFuori d'Europa
Nel nord America il mercato ha raggiunto i 14,9 miliardi di dollari (quasi 11,5 miliardi di Euro), con un tasso di crescita del 16%, in gran parte appannaggio degli Stati Uniti, dove da Wal-Mart a Safeway, passando per Supervalu e Trader's Joe tutte le catene hanno rafforzato o lanciato proprie linee biologiche (imprese come Kraft hanno già lanciato le le versioni biologiche dei loro prodotti di maggior successo).

 

Il mercato asiatico vale intorno ai 600 milioni di Euro e cresce a un tasso del 10-15%, con canale principale il dettaglio specializzato nipponico. La tendenza che emerge è allo sviluppo, guidato dall'aumento della consapevolezza del consumatore.

 

Anche in Oceania fase di sviluppo, con un mercato che vale oltre 300 milioni di Euro (+15%), interesse dei supermercati mainstream e del retail in genere.
L'aumento del consumo domestico è una relativa novità per l'Australia, storicamente e strutturalmente esportatore (i 12 milioni di ettari che le danno la leadership nella graduatoria mondiale della Sau biologica sono destinati essenzialmente a pascoli per produzioni zootecniche destinate ai mercati esteri).

 

La produzione si sta sviluppando a livello globale (Australia, Argentina, Cina, Usa e Italia per entità di superficie, ma Messico, Italia, Uganda, Tanzania, Filippine, Sri Lanka e Peru per numero di aziende, con maggior crescita in Usa, Argentina, Italia, Polonia, Spagna e Latvia), ma la domanda rimane concentrata in una mezza dozzina di Paesi europei, negli Usa e in Giappone e sta pericolosamente superando la capacità produttiva.


Aumentano gli investimenti a livello pubblico, privato e delle organizzazioni internazionali, ma a disturbare il mercato si mette anche una pletora di standard e normative non sempre omogenee (pur se di diverso peso sono ormai una sessantina nei 120 Paesi in cui si pratica l'agricoltura biologica, in cui operano 395 organizzazioni per la certificazione) che nei fatti ostacolano gli scambi internazionali.

 

220-2-camion-ecor.jpgL'Italia
Il settore procede senza balzi e scossoni che da un anno all'altro gli fanno guadagnare o perdere consistenza. Il miglior testimone è l'andamento delle imprese di trasformazione e distribuzione: non destinatarie di alcuna forma di sostegno pubblico, continuano a crescere con un buon andamento regolare.

 

Relativamente al mercato interno sono attendibili le indagini qualitative (atteggiamento del consumatore, frequenza d'acquisto, disponibilità a pagare un premium price), ma sono estremamente carenti le indagine quantitative.


L'unica fonte attendibile è l'indagine svolta periodicamente da Ismea, l'autorevole Istituto pubblico di Servizi per il mercato agricolo alimentare in collaborazione con AcNielsen, il cui unico difetto è di coprire solo i prodotti acquistati dalle famiglie per il fabbisogno domestico (escludendo quindi altri canali, come il catering, particolarmente importante per l'Italia), confezionati e con codice a barre Ean.

 

Restano quindi esclusi tutti i prodotti venduti allo stato sfuso e quelli confezionati ma senza codice Ean.

Ma, soprattutto, non sono rilevate le vendite dirette degli agricoltori (sono circa 2 mila gli spacci aziendali), né quelle dei negozi specializzati (che in Italia sono oltre un migliaio), quelle del normal trade, quelle nei 200 mercati che si tengono con una certa regolarità lungo tutto il Paese, né quelle generate nel canale delle erboristerie (le cui vendite di alimenti biologici non sono abitualmente massicce, ma che in alcune zone del Paese sono più presenti dei negozi specializzati).

 In pratica tutti questi operatori non utilizzano lo scanner per i codici Ean.


220-camion_brio.jpg La copertura dell'indagine, sostanzialmente limitata al canale dei supermercati, è quindi molto parziale.

Pur costituendo un importante strumento di conoscenza per le imprese, si basa su un campione che rappresenta in termini di valore poco più di un terzo del mercato retail, con un assortimento che solo in un due catene supera le 300 referenze (mentre l'assortimento medio di un piccolo negozio specializzato comprende oltre un migliaio di articoli, e quello della catena di supermercati specializzati NaturaSì supera le 3000) e con una clientela numericamente maggioritaria, ma con minor propensione alla spesa per prodotti biologici (i consumatori più fedeli e affezionati hanno come punto di riferimento naturale i dettaglianti specializzati e gli stessi agricoltori).

 

Un caso mediatico

Il primo problema, quindi, è che questi dati, pur preziosi, vanno presi con le pinze.

Il secondo è che la stampa e gli organi d'informazione non vanno molto per il sottile.

Dopo la pubblicazione del rapporto sul 2001, che registrava l'ottimo 83,1% di incremento nel valore delle vendite del comparto, i giornali hanno pubblicato titoli vistosi sul boom del biologico, dando un'immagine distorta della realtà: sembrava che, improvvisamente, i consumatori italiani fossero stati presi dalla frenesia per i prodotti biologici.


Così non era, naturalmente (si è ingannata anche qualche impresa, pensando di lanciare una propria linea di prodotti per cogliere l'ondata favorevole...).

Il peso maggiore di questo balzo in avanti, infatti, era dovuto al lancio della private label biologica della catena di supermercati Esselunga che aveva indotto anche i concorrenti ad allargare la gamma e a realizzare iniziative informative e promozionali. Il retail specializzato, dal canto suo, non registrava certamente un incremento di tale entità.
Allo stesso modo, quando i successivi rapporti hanno registrato il calo delle vendite, dovuto all'assestamento delle gamme (dopo l'iniziale entusiasmo le catene hanno razionalizzato l'assortimento) e alla scomparsa delle promozioni (la crisi economica generale degli ultimi anni ha suggerito alle catene di spingere più sui prodotti a primo prezzo che su quelli di fascia superiore), buona parte dei giornali si è diffusa sulla "crisi del settore", disegnando scenari in cui i consumatori abbandonavano la nave biologica che stava naufragando.


Il biologico italiano, in sostanza, avrebbe avuto un boom eccezionale e un crollo drammatico nel volgere solo di quattro anni.

Ma si tratta di un boom e di un crollo solo mediatici: i numeri reali sono ben diversi.
Possiamo fornire, grazie alla collaborazione di dieci tra le maggiori aziende italiane di distribuzione di prodotti biologici, qualche dato per dimostrare come, senza boom e senza crolli, negli ultimi anni il settore biologico italiano ha continuato a crescere e consolidarsi.

 

Tabella 1 - Referenze in assortimento 

 

Referenze

2004

2005

Var 04/05

2006

Var 05/06

Prodotti freschi

3073

3243

+6.00%

3645

+12.40%

Prodotti secchi (convenience)

6521

6437

-0,01%

7053

+9.57%

Totale referenze food

9594

9680

+0.01%

10698

+10.52%

Referenze non food

2125

2214

-0.04%

2593

+17.12%

Referenze a proprio marchio

2944

2865

-0.03%

3229

+12.71%

Referenze lanciate

1014

992

-0.02%

1292

+30.24%

 (dati riferiti a un campione di 11 aziende)

 

Nell'ultimo biennio il numero delle referenze in assortimento è in netto aumento; la ricerca e sviluppo per l'innovazione di prodotto è testimoniata dal lancio di 1.104  nuove referenze, in campi anche finora mai affrontati.

È il caso dei prodotti per sportivi che Probios (già vincitrice del premio per il prodotto più innovativo nel concorso "Produkt des Jahres" a Biofach 2004) ha sviluppato con la società calcistica del Palermo.


"L'alimentazione biologica degli atleti rientra in un progetto complessivo teso a migliorare le performance del team con interventi su cibo, postura, psicologia e allenamenti personalizzati - dice Fernando Favilli, amministratore delegato dell'azienda. "Lo staff tecnico della squadra chiede ai calciatori di consumare prodotti biologici non solo durante i raduni e le trasferte, ma anche a casa. Sono stati scelti cereali integrali alternativi al frumento (farro, kamut®, mais, riso) per eliminare i problemi legati al glutine, gli zuccheri semplici sono stati sostituiti dal fruttosio, e si è lavorato anche limitando grassi saturi, lievito di birra e additivi". Tecnici e giocatori vedono miglioramenti nelle prestazioni e nei tempi di recupero.

 

220-biovitalitis.jpg Non si occupa di prodotti per sportivi, ma anche Fattoria Scaldasole (fondata nel 1985, è leader del mercato dello yogurt sia nel canale supermarket che nel dettaglio specializzato) è tra gli innovatori di prodotto.


Prima azienda italiana a unire prodotto biologico e sostanze pro-biotiche, ha studiato il fermento esclusivo Lactobacillus casei Biovitalis in collaborazione con il Dipartimento Scientifico e Tecnologico dell'Università di Verona.
"Quello dei prodotti funzionali è un settore particolarmente dipendente dall'informazione pubblicitaria, senza il cui supporto presentano qualche limite nella percezione del consumatore - rileva Renato Quartesan, amministratore delegato di Fattoria Scaldasole - . Il volume di vendita del biologico è ancora contenuto, e non consente un grande supporto pubblicitario: nei segmenti innovativi più funzionali il biologico fatica a emergere. La nostra esperienza è che il consumatore di prodotti biologici è più sensibile alle qualità organolettiche e ai benefit generali derivanti dalla qualità biologica; solo talvolta apprezza l'aspetto funzionale dell'alimento. Con i nostri prodotti, quindi, probabilmente avviciniamo al biologico nuovi consumatori".

 

Un altro elemento di innovazione di Fattoria Scaldasole è sul packaging: i suoi vasetti in due componenti (cartone riciclato all'esterno e metà della plastica di un contenitore tradizionale) sono stati studiati per essere facilmente avviati separatamente alla raccolta differenziata.   

Tabella 2 – Fatturato Italia (dati in milioni di euro)

 


2004

2005

Var 2004/05

2006

Var 2005/06

Var 2004/06

Canale specializzato

134.32

147.43

+9.77%

160.81

+9.07%

+19.72%

Grande distribuzione

35.89

31.20

-13.06%

31.86

+2.11%

-11.22%

Normal trade

0.62

0.80

+27.29%

0.86

+7.49%

+38,71%

Industria

0.63

1.11

+75.49%

1.72

+55.02%

+173,02%

Grossisti

2.56

3.06

+19.17%

4.12

+34.70%

+60,94%

Catering

6.96

8.89

+27.61%

10.62

+19.55%

+52,59%

Altri canali

3.40

3.60

+5.74%

3.869

+7.45%

+13,79%

Fatturato Italia

184.99

196.46

+6.20%

213.87

+8.86%

+15,61%

(dati riferiti a un campione di 11 aziende)

 

Fatturati in crescita

Cresce anche il fatturato interno, che segna un +6,2% nel 2005 e un +8,86% nel 2006, con andamenti che variano nei diversi canali: se il canale della grande distribuzione, per quanto in ripresa, segna ancora un -11,22% rispetto al 2004, nell'ultimo biennio il dettaglio specializzato è aumentato del 19,72%; ottimo anche l'andamento delle forniture al catering, che aumentano di oltre il 50%.

 

Tabella 3 - Export (dati in milioni di euro) 

 


2004

2005

Var

2004/05

2006

Var

2005/06

Var

2004/06

Svizzera

2.32

2.92

+26.13%

3.39

+16.01%

+46.12%

Germania

4.93

7.10

+44.02%

10.41

+46.49%

+111,56%

Francia

1.12

2.15

+91.36%

2.69

+24.88%

+140.18%

Gran Bretagna

0.38

0.21

-44.54%

0.56

+168.99%

+47.37%

Altri Paesi UE

7.61

7.01

-8.01%

7.09

+1.09%

-6.83%

Extra UE 

1.14

1.29

+13.08%

1.90

+46.74%

+66.67%

Fatturato Export

17.51

20.69

+18.13%

26.03

+25.81%

+48.66%

(dati riferiti a un campione di 11 aziende)

 

 

Vanno forte i mercati esteri

È l'export  a segnare le performance più vivaci (vendite in Germania più che raddoppiate in un biennio, Francia +140%, Svizzera +46%)


Oscar Pizzi, amministratore delegato della società di distribuzione ortofrutticola Pizzi Osvaldo & C. si è avvicinato all'export per bilanciare le flessioni nel canale supermarket nazionale, ed è presente sul mercato britannico e tedesco.

"Abbiamo notato che le richieste sia relative ai prodotti che alle loro caratteristiche sono molto diverse da quelle dei buyer italiani - ha detto Pizzi. - In Germania abbiamo incontrato una particolare attenzione all'aspetto della sicurezza e dell'assenza di qualsiasi residuo, con i discount più attenti al prezzo e i supermercati con focus più sulla qualità. Nel Regno Unito ci siamo confrontati con standard qualitativi esigenti, precisi e molto rigidi, ma  minor preoccupazione sul prezzo. Il mercato è globale, ma i singoli mercati sono assai diversi. La nostra esperienza, comunque, è che le aziende italiane, organizzate modernamente, sono in grado di garantire la necessaria flessibilità".  

 

Tabella 4 - Vendite Italia/Estero (dati in milioni di euro) 

 

Fatturato

2004

2005

Var

2004/05

2006

Var

2005/06

Var

2004/06

Italia

184,99

196,46

+6.20%

213,87

+8.86%

+15,60%

Export

17,01

20,69

+18.13% 

26,03

+25.81%

+53,03%

Totale

202,00

217,15

+7.50%

239,90

+10.48%

+18.76%

(dati riferiti a un campione di 11 aziende)

 

 

Circa 8 mila i clienti attivi, con una considerevole differenza rispetto agli anni del pionierismo biologico, concorda Vittorio Claretta di "La finestra sul cielo", tra le aziende storiche del settore (è nata a Torino nel lontano 1978 come centro macrobiotico).

"Rispetto al passato, c'è molta più concorrenza tra produttori, distributori e punti vendita, con un'offerta molto vasta di prodotti di tutte le gamme e fasce di qualità. È cresciuta di molto anche l'efficienza nella distribuzione e anche nella vendita al dettaglio, con maggior ricchezza nell'informazione, nella comunicazione, nel marketing".
"La concorrenza e l'affollamento del mercato tende a spingere verso il basso il prezzo finale, e tutta la filiera deve impegnarsi per recuperare margini".
Non è cambiata solo la struttura dell'offerta, ma anche quella della domanda: "Le richieste dei primi consumatori erano più semplici, anche se ovviamente inferiori per quantità a quelle espresse oggi. Ormai sono molteplici e sempre più sofisticate: basta pensare alla domanda di alimenti adatti alle più svariate esigenze in fatto di intolleranze alimentari".

 

Tabella 4 - Numerosità clienti attivi 

 

Clienti

2004

2005

Var 2004/05

2006

Var 2005/06

Italia

7361

7482

+1.64%

7913

+5.70%

Estero

167

177

+5.99%

201

+13.56%

Totali

7526

7659

+1.76

8114

+5.94%

(dati riferiti a un campione di 11 aziende)


"Sì, i consumatori che si rivolgono al dettaglio specializzato sono quelli che hanno deciso di subordinare il prezzo alla profondità di gamma, all'offerta più completa e coerente, alla possibilità di instaurare col punto vendita un rapporto di fiducia in una lingua non comprensibile a tutti i consumatori, e considerano il dettaglio specializzato come il vero e unico canale per avere scelta e informazione. Nel canale supermercati, invece,  prevalentemente si ricercano trasparenza e convenienza nei prezzi, uniformità e capillarità distributiva. Forse non sono due consumatori realmente differenti, ma certamente acquistano con due obiettivi diversi" commenta Quartesan.

  

Tabella 6 - Occupati diretti 

 


2004

2005

Var

2004/05

2006

Var

2005/06

Var

2004/06

Occupati totali

390

450

+8.97%

442

+4.00%

+13,33%

- di cui per ufficio qualità

16

18

+12.50%

20

+11.11%

+25,00%

(dati riferiti a un campione di 11 aziende)


Il settore cresce anche dal punto di vista occupazionale: in un biennio il numero degli addetti è aumentato del 13,33% (e ben del 25% quello degli addetti all'assicurazione qualità, fondamentale in un settore come quello biologico).

 

Tabella 6 - Unità locali condotte

 

Locali e superfici

2004

2005

Var 2004/05

2006

Var 2005/06

Unità locali

12

12

---

14

+16.67%

m2

35750

36450

+1.96%

39150

+7.41%

m3

109550

114350

+4.38%

119150

+4.20%

(dati riferiti a un campione di 11 aziende)