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RIFIUTI TOSSICI SUI PRODOTTI BIOLOGICI?
Nella prima decade di luglio 2004 la stampa nazionale ha premiato il settore biologico con articoli come:
Rifiuti e scorie industriali per concimare prodotti bio
(nel testo: I prodotti erano venduti al mercato con il marchio di qualità di colture biologiche), Repubblica
Concime inquinato sui prodotti bio
(nel testo, poi, nessun riferimento al biologico), L’unità
Concime tossico per i prodotti biologici
(nel testo, poi, nessun riferimento al biologico), Il manifesto
Concimati con scorie industriali. I prodotti biologici erano tossici
(nel testo: Prodotti ortofrutticoli e cereali venduti come colture biologiche erano stati coltivati con 50mila metri cubi di concime inquinato da fanghi industriali), Gazzetta di Parma
Prodotti bio con scorie industriali
(nel testo, poi, nessun riferimento al biologico), Il Tempo
Concimi con rifiuti industriali per coltivare prodotti biologici
(nel testo, poi, nessun riferimento al biologico), Il giornale di Brescia
Biologico, anzi, avvelenato
(nel testo, poi, nessun riferimento al biologico), Il Tirreno
e così via.
Tutto era nato da un comunicato del 5 luglio 2004 con cui il Corpo forestale dello Stato dava notizia di un'operazione di Polizia giudiziaria condotta da personale del Corpo e dai Carabinieri per la tutela dell’ambiente.
L'operazione aveva smantellato un traffico illecito di rifiuti speciali, con la denuncia di 30 persone e l'arresto di 7.
Il nome in codice (piuttosto infelice) attribuito all'indagine da un anonimo forestale (o da un carabiniere) era “operazione Agricoltura biologica” (volete mettere quanto suona meglio "operazione Goldfinger"?).
Nel comunicato, l'unico riferimento all'agricoltura biologica era nel nome dell'operazione: nessun agricoltore biologico è stato neppure sfiorato dal traffico di rifiuti tossici.
Tutte le testate sono state immediatamente contattate con la richiesta di una tempestiva rettifica.
La rettifica era pubblicata da Repubblica; in barba alla deontologia professionale e alla correttezza d’informazione, nessuna pubblicava le agenzie con le smentite emesse dal comandante del Reparto operativo tutela ambiente dei Carabinieri e dal presidente della Commissione agricoltura del Consiglio regionale toscano.
Provvediamo noi, visto che non l'ha fatto chi doveva farlo per mestiere.
ROGGIOLANI , QUELLE AZIENDE NON SONO BIOLOGICHE
(ANSA) - FIRENZE, 6 LUG - ''Le aziende agricole toscane coinvolte nell'operazione denominata Agricoltura biologica non sono iscritte nell' elenco dell' Arsia dei produttori biologici''. Lo ha detto Fabio Roggiolani, capogruppo dei Verdi in consiglio regionale toscano, parlando dell' inchiesta sul compost ricavato da rifiuti tossici che sarebbe stato rivenduto anche ad alcune aziende agricole toscane. L'Arsia è l'Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione nel settore agricolo e forestale. ''L'elenco dell'Arsia - ha continuato Roggiolani - è quello che certifica l'effettiva natura biologica della produzione. Quindi, è del tutto immotivato assegnare il nome di Agricoltura biologica a un' indagine sui rifiuti tossici e nocivi. Ci aspettiamo una rapida smentita da parte degli inquirenti, per rimediare al gravissimo danno d'immagine prodotto a un settore che può annoverare anche qualche bandito, ma che in questo caso appare non entrarci per nulla''.
NESSUNA AZIENDA BIOLOGICA COINVOLTA A MAGLIANO SABINA
(ASCA) - Roma, 6 lug - In merito all'indagine sul traffico illecito di rifiuti speciali che aveva come base un impianto di compostaggio situato a Magliano Sabina, la senatrice dei Verdi Loredena De Petris ha chiesto oggi alla Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti, con una lettera indirizzata al Presidente, di occuparsi del caso. ''Le denunce dei Verdi - afferma l'esponente del Sole che Ride - sul cattivo funzionamento dell'impianto di compostaggio di Magliano Sabina e sul traffico illecito di rifiuti hanno trovato conferma nell'indagine avviata della procura di Rieti. Sarà bene ribadire ai fini di una corretta informazione che non risulta coinvolta nell'inchiesta nessuna azienda agricola biologica''.
Quello dei rifiuti tossici è un filone inesauribile.
Alla fine del mese toccava alla Basilicata, con titoli come:
Scarico di rifiuti tossici su terreno biologico
(nel testo: Un campo di circa 5mila metri quadrati è stato sequestrato a Rotondella. È parte di un’azienda che produce prodotti biologici. Venivano scaricate sostanze inquinanti al cromo, mercurio e vanadio), La Gazzetta del mezzogiorno
Sequestrata discarica rifiuti tossici in azienda biologica
(nel testo: Una discarica di rifiuti tossici, in un terreno facente parte di un'azienda agricola specializzata in coltivazioni biologiche, è stata sequestrata dai carabinieri a Rotondella, in provincia di Matera), L'Espresso
Ecomafia: Smaltivano cromo, mercurio e vanadio. Una discarica "biologica"
(nel testo: Un terreno di circa 5.000 metri quadrati in provincia di Matera, parte di un'azienda agricola specializzata in coltivazioni biologiche, nel quale erano state versate ingenti quantità di rifiuti tossici contenenti cromo, mercurio e vanadio, è stato sequestrato a Rotondella dai carabinieri della compagnia di Policoro). La nuova ecologia
Anche in questo caso i giornali (magari per colpa dell’estate: si sa, in periodo di ferie in redazione si lavora a ranghi ridotti) omettevano di pubblicare il comunicato della Regione Basilicata (che smentisce ogni coinvolgimento di aziende biologiche).
Pubblicava una rettifica solo La gazzetta del mezzogiorno, sostenendo di essersi limitata a copiare un comunicato Ansa…
Nessuna testata ha pubblicato il comunicato ufficiale della Regione Basilicata, così ne diamo notizia noi...
Con riferimento a quanto riportato da alcuni organi di stampa, in merito alla vicenda del sequestro del terreno inquinato da rifiuti tossici in agro di Rotondella, secondo i quali la ditta sottoposta al provvedimento giudiziario di sequestro produrrebbe prodotti agricoli biologici, il Dipartimento Regionale all’Agricoltura e Sviluppo Rurale rende noto che la suddetta ditta non risulta iscritta nell’elenco regionale dei produttori e trasformatori biologici e pertanto non ha percepito ne percepisce alcuna provvidenza legata a questo metodo di produzione, per cui non ha alcun titolo per operare nel settore con proprie produzioni.
“Tale precisazione – afferma l’assessore regionale all’Agricoltura Donato Salvatore – è doverosa per rassicurare i consumatori che possono aver avuto dubbi sulla serietà dei controlli sul sistema di produzione biologica”.
L’assessore Salvatore invita, inoltre, gli organi di stampa a verificare la provenienza di tali notizie prima che le stesse arrechino gravi danni di immagine a produttori che faticosamente ed a prezzo di notevoli sacrifici cercano di ritagliarsi uno spazio su mercati alquanto difficili con prodotti di indubbia qualità.
Nel caso specifico basta consultare l’elenco regionale delle aziende di produzione e trasformazione biologica disponibile sul sito della Regione Basilicata per conoscere le ditte autorizzate a immettere sul mercato produzioni biologiche.
26 luglio 2004
I danni causati da questi esempi di disinformazione, ahimè, si protraggono nel tempo grazie alle moderne tecnologie: negli archivi via web se ne continua a trovare tuttora traccia...
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