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"Salute" di Repubblica sparla di rischi connessi all'allevamento biologico.
Dopo l'intervento di AssoBio seguono pronta rettifica e scuse.
Nel giugno 2008 il n.586 del supplemento settimanale Salute del quotidiano Repubblica pubblicava il breve articolo “Se la salmonella viene dall’insalata” in cui al genetista Heribert Hirt (direttore della URGV Plant genomics a Evry, in Francia) veniva attribuita la dichiarazione “…la
minaccia potrebbe nascondersi negli allevamenti biologici, che vanno
sempre più di moda. Gli animali delle fattorie biologiche sono
piuttosto inclini alle infezioni, perché hanno un sistema immunitario
traballante, più debole.”
Trattandosi di una dichiarazione francamente insostenibile (oltre che
assolutamente non compresa nell’articolo scientifico a cui Salute
faceva riferimento) AssoBio contattava direttamente il prof. Heribert Hirt, pregandolo di precisare se si trattasse di un misunderstanding
della giornalista italiana o se, effettivamente, fosse in possesso di
qualche prova scientifica del tutto nuova che sostenesse la rischiosità
degli allevamenti biologici.
Il prof Hirt rispondeva cortesemente con estrema sollecitudine, smentendo di aver mai dichiarato né scritto le frasi attribuitegli nell’articolo.
Al contrario, Hirt sosteneva di aver dichiarato che utilizzare letame bovino proveniente da allevamenti di grande entità, con capi ammassati in spazio insufficiente è spesso associato a problemi di Salmonella, a cui possono aggiungersi problemi di residui di antibiotici.
La situazione sopra descritta è l'esatto opposto di quanto si verifica negli allevamenti condotti con metodo biologico, nei quali il numero di capi è "limitato
in misura tale da ridurre al minimo ogni forma di inquinamento, in
particolare del suolo e delle acque superficiali e sotterranee" e la consistenza del patrimonio zootecnico è "essenzialmente
connessa alla superficie disponibile al fine di evitare i problemi
del sovrappascolo e dell'erosione e di consentire lo spargimento delle
deiezioni animali onde escludere danni all'ambiente" (il virgolettato –quello nostro, non quello di Salute- è autentico ed è estratto dalla normativa comunitaria in materia).
Il numero massimo di bovini da latte o da carne ammesso in un allevamento biologico è di due capi per ogni ettaro.
Per chi non avesse pratica di misure agricole, significa 5.000 mq a disposizione di ogni capo: si può parlare di "ammassamento"?
Essendo escluso l’uso sistematico di antibiotici, il problema dei residui di tali farmaci neppure sfiora il settore biologico.
Avendo così accertato che Salute gli aveva messo in bocca frasi che il dott. Hirt non aveva mai pronunciato (e che ledevano l'immagine e la reputazione del comparto biologico italiano) AssoBio chiedeva una pronta rettifica, che il direttore del settimanale pubblicava nel n.588:
L’articolo in questione, oltre ai
risultati di una ricerca, conteneva alcune affermazioni del genetista
Hirt che sono state mal riportate.
Infatti Hirt dice che utilizzare letame bovino proveniente da
allevamenti di grande entità, con capi ammassati in spazio
insufficiente è spesso associato a problemi di salmonella, a cui
possono aggiungersi problemi d residui di antibiotici.
Pertanto i rischi di salmonella –reali – segnalati dai ricercatori
franco-austriaci non riguardano gli alimenti e gli allevamenti
biologici.
Ci scusiamo con il professor Hirt e con tutti gli interessati per queste incomprensioni non volute.
Potete
leggere
qui la pagina di rettifica
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