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SALMONELLA DA BIOLOGICO? PROPRIO NO! PDF Stampa E-mail
Thursday 08 January 2009

"Salute" di Repubblica sparla di rischi connessi all'allevamento biologico.

Dopo l'intervento di AssoBio seguono pronta rettifica e scuse.

Nel giugno 2008 il n.586 del supplemento settimanale Salute del quotidiano Repubblica pubblicava il  breve articolo “Se la salmonella viene dall’insalata” in cui al genetista  Heribert Hirt  (direttore della URGV Plant genomics a Evry, in Francia) veniva attribuita la dichiarazione “…la minaccia potrebbe nascondersi negli allevamenti biologici, che vanno sempre più di moda. Gli animali delle fattorie biologiche sono piuttosto inclini alle infezioni, perché hanno un sistema immunitario traballante, più debole.”

Trattandosi di una dichiarazione francamente insostenibile (oltre che assolutamente  non compresa nell’articolo scientifico a cui Salute faceva riferimento)  AssoBio contattava direttamente il prof. Heribert Hirt, pregandolo di precisare se si trattasse di un misunderstanding  della giornalista italiana o se, effettivamente, fosse in possesso di qualche prova scientifica del tutto nuova che sostenesse la rischiosità degli allevamenti biologici.

Il prof  Hirt rispondeva cortesemente con estrema sollecitudine, smentendo di aver  mai dichiarato né scritto le frasi attribuitegli  nell’articolo.

Al contrario, Hirt sosteneva di aver dichiarato che utilizzare letame bovino proveniente da allevamenti di grande entità, con capi  ammassati in spazio insufficiente è spesso associato a problemi di Salmonella, a cui possono aggiungersi problemi di residui di  antibiotici.

La situazione sopra descritta è l'esatto opposto di quanto si verifica negli allevamenti condotti con metodo biologico, nei quali il numero di capi è "limitato in misura tale da ridurre al minimo ogni forma di inquinamento, in particolare del suolo e delle acque superficiali e sotterranee" e la consistenza del patrimonio zootecnico è "essenzialmente connessa alla  superficie disponibile al fine di evitare i problemi del  sovrappascolo e dell'erosione e di consentire lo spargimento delle deiezioni animali onde escludere danni all'ambiente" (il virgolettato –quello nostro, non quello di Salute- è autentico ed è estratto dalla normativa comunitaria in materia).
Il numero massimo di bovini da latte o da carne ammesso in un allevamento biologico è di due capi per ogni ettaro.
Per chi non avesse pratica di misure agricole, significa 5.000 mq a disposizione di ogni capo: si può parlare di "ammassamento"?
Essendo escluso l’uso sistematico di antibiotici, il problema dei residui di tali farmaci neppure sfiora il settore biologico.

Avendo così accertato che Salute gli aveva messo in bocca frasi che il dott. Hirt non aveva mai  pronunciato (e che ledevano l'immagine e la  reputazione del comparto biologico italiano) AssoBio chiedeva una pronta rettifica, che il direttore del settimanale pubblicava nel n.588:

L’articolo in questione, oltre ai risultati di una ricerca, conteneva alcune affermazioni del genetista Hirt che sono state mal riportate.
Infatti Hirt dice che utilizzare letame bovino proveniente da allevamenti di grande entità, con capi ammassati in spazio insufficiente è spesso associato a problemi di salmonella, a cui possono aggiungersi problemi d residui di antibiotici.
Pertanto i rischi di salmonella –reali – segnalati dai ricercatori franco-austriaci non riguardano gli alimenti e gli allevamenti biologici.
Ci scusiamo con il professor Hirt e con tutti gli interessati per queste incomprensioni non volute.

 

Potete leggere qui la pagina di rettifica

 
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